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Nei giorni di commemorazione dei massacri sistematici, del secolo scorso, da parte dei Nazisti contro cittadini indifesi, c’è chi ha voluto ricordare quelle atrocità con una “ricostruzione ambientale/sociale”:

Foto Deuspico - Direzione tecnica D.L.

A sinistra i deportati nei carri merci, al centro sul fondo gli ignavi (che in questo caso pattinano sul ghiaccio) e a destra i Nazisti (FN).

Per non dimenticare!

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Sono qui in questa calda serata d’estate per raccontarvi la tipica giornata che mi si presenta ogni volta che devo affrontare un esame.

esame matematicaAnzitutto vorrei sfatare il mito che la sera prima degli esami bisogna riposarsi per essere lucidi il giorno dopo. O meglio, ciò può essere vero per chi prepara l’esame un mese prima e i giorni antecedenti allo stesso deve solo ripassare, ma chi prepara l’esame i 3 giorni precedenti è meglio che studi – di brutto – anche la sera prima dell’esame.

Mia sfortuna volle che la sera prima di questo esame – in particolare – c’era la partita dell’Italia, e chi ha studiato?

La mattina dell’esame è sempre tragica. Sei andato a letto alle 2 e alle 8 la sveglia suona, ti alzi cercando di capire chi sei e sopratutto perché sei. Dopo realizzi che è il giorno dell’esame e sfrutti anche la mezzora per cercare di ripassare di tutto e di più, risultato? caos totale.

Decisione giusta prendere la macchina e avviarsi all’università, circa 40 minuti dopo – se va bene – arrivi. Entri e ti dirigi verso l’aula dove devi affrontare l’esame. È mai possibile che ogni volta entro da un ingresso e l’aula dell’esame è esattamente dal lato opposto?

È giunto il momento di sedersi, guardarsi attorno, adocchiare l’unica ragazza presente in aula. Bella tipa, sicuramente non è della facoltà d’Informatica. Tralascio tutti i commenti che la mia mente ha elaborato guardando quel bel visino e il corpicino con tutti gli attributi al loro posto.

Arriva la professoressa, 5 minuti di ritardo giustificati dicendo che l’orologio in aula è avanti di 5 minuti e quindi lei è in orario. Ci consegna i compiti in tutta fretta e si comincia.
Uno sguardo veloce ai vari esercizi per scoprire se sarò in grado o meno di effettuare il compito, un esercizio in particolare coglie la mia attenzione e la mente elabora un “porca puttana” dettato dal fatto che quell’esercizio proprio non so come si svolga, ma ci penserò in seguito.

Iniziamo a fare il compito partendo dagli esercizi su cui non si deve pensare, come si presenta un problema si lascia a dopo e si prosegue il compito. Alla fine si ricontrolla ciò che è stato fatto – onde evitare errori di distrazione – e poi si inizia a pensare ai problemi. Si risolvono i più ma ne resta sempre qualcuno. Come risolverli? un po d’inventiva.. Si ripassa localmente tutta la teoria studiata e si scrivono quattro righe cercando di dare una soluzione logica. Io ormai mi sono specializzato nell’inventare le risposte degli esercizi e leggendoli sembra veramente che sappia le cose, ma non so perché se li leggono i prof. mi sgamano subito.

Tempo scaduto, bisogna consegnare. Speriamo bene e si esce dall’aula.

Ora arriva il momento più bello di tutta la giornata, esame finito, non serve a niente ripensarci, quindi perché farlo. Possiamo salire in macchina, la radio suona le nostre canzoni preferite a tutto volume, abbiamo tutto il pomeriggio libero per fare ciò che ci aggrada, senza lavoro e senza esami a cui pensare. 🙂

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